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Análisis y Prevención en Criminología Económica

L’economia di rete non è un sistema teorico chiuso, anzi, si tratta di un inquadramento che fornisce diversi approcci esplicativi in ​​base all’osservazione delle dinamiche di ogni rete, consentendo una migliore comprensione della complessità e del comportamento dei mercati odierni. Le reti abbondano nella vita quotidiana in diversi aspetti, ad esempio le reti neurali del cervello, le reti di telecomunicazione, le reti di servizi energetici, le reti di trasporti e stradali… Le reti possiedono caratteristiche matematiche che ne facilitano la loro comprensione. Una parte sostanziale della ricerca sulle reti in sociometria è stata legata all’osservazione della centralità, determinare chi sono gli attori più importanti. Osservare le dinamiche di rete degli attori nei gruppi criminali, così come le loro interazioni economiche, il flusso di denaro e tanto altro, consente una migliore approssimazione allo scenario situazionale e la dimensione reale delle operazioni. Sono queste le relazioni che danno origine alle grandi reti transnazionali della criminalità organizzata.

Quando sentiamo la parola “reti” probabilmente le due cose che vengono in mente sono: 1. I Social network o le connessioni di persone attraverso l´Internet, che si basano sulla condivisione di valori o interessi comuni. 2. Reti di computer che trasferiscono dati tramite il collegamento di dispositivi che comunicano tra loro.

Le reti sono analizzate da tante discipline diverse: quelle d’interazione sociale giungono dagli studi sociologici, i collegamenti in rete politiche derivano dall’analisi della scienza politica, mentre l’economia si è concentrata sugli aspetti organizzativi e tecno-economici dello scambio tra individui collegati in reti.

L’economia di rete non è un sistema teorico chiuso, anzi, si tratta di un inquadramento che fornisce diversi approcci esplicativi in ​​base all’osservazione delle dinamiche di ogni rete, consentendo una migliore comprensione della complessità e del comportamento dei mercati odierni, in uno scenario sempre più interconnesso digitalmente.

La criminologia economica comprende che la criminalità è un problema sociale svolto da un permanente scambio tra variabili ed altri problemi sociali, in cui il comportamento criminale interagisce nel gioco economico. Le cause/effetti della criminalità incidono nello scenario politico, economico e sociale. Questo scambio potrebbe essere osservato attraverso le dinamiche delle reti.

È importante alcune premise e concetti prima di approfondire sull’argomento. Secondo Acatitla Romero e Urbina[1], Un’economia di rete (chiamata anche esternalità di rete o economia di scala dal lato della domanda), costituisce una prospettiva e una metodologia che sottolinea lo studio dei modi in cui i componenti di un sistema economico sono collegati.

Le reti abbondano nella vita quotidiana in diversi aspetti, ad esempio le reti neurali del cervello, le reti di telecomunicazione, le reti di servizi energetici, le reti di trasporti e stradali, le reti tra amici, le reti professionali, reti di affari tra persone e aziende, le reti socioeconomiche, reti culturali, le reti governative che collegano alcuni paesi con altri sotto forma di convenzioni, accordi e altre figure di diritto internazionale pubblico; tra molte altre forme di rete. Le reti sono onnipresenti.

I grafi sono modelli che rappresentano le proprietà topologiche o grafiche essenziali di una rete.

Le reti possiedono caratteristiche matematiche che ne facilitano la loro comprensione. Tra gli studi matematici precursori incontriamo la teoria dei grafi, che ebbe origine nel diciassettesimo secolo attraverso le opere di Leonhard Euler (1707–1783), un matematico e fisico svizzero, oggi considerato il padre di questa teoria e di altri campi della matematica.

 I grafi sono modelli che rappresentano le proprietà topologiche o grafiche essenziali di una rete, descrivendole in termini degli insiemi di nodi e spigoli (collegamenti). Come nella rete dell’Internet, i computer possono essere rappresentati come nodi, ei cavi che li collegano sono rappresentati come spigoli. Il grafo è un concetto semplice ma potente grazie alla sua semplicità, che può aiutarci a spiegare le proprietà di diversi sistemi come quelli sopra menzionati.[2]

Alcuni concetti utilizzati in economia come percolazione, ridimensionamento, parametri di ordine, rinormalizzazione, auto-similarità e transizione di fase, provengono dalla fisica statistica e dal campo di studio dei grafi casuali, quindi vengono utilizzati principalmente per studiare queste reti.[3]

Reti di relazioni umane

Reti di relazioni umane

L’analisi di rete è particolarmente utile per comprendere la struttura delle relazioni intersettoriali in cui l’informazione è trasmessa tra attori o nodi, condizionando il processo decisionale politico-economico che la pianificazione strategica situazionale segna come input – output – risultato.

Le reti in economia possono variare in base alle seguenti caratteristiche:

a) Il diametro della rete

b) Il grado di distribuzione della rete

c) Il grado di clustering (quanto sono densamente connessi i nodi della rete)

Una caratteristica che contraddistingue le reti nella società è l’elevata densità di connessione o clustering. L’interpretazione di questo parametro dipenderà dalla definizione degli spigoli della rete. Oltre ad essere altamente connessi, le reti umane sono anche caratterizzati da una bassa distanza media tra i nodi. Le reti con connessione o coefficienti di clustering elevati e diametro ridotto sono note come reti di “piccolo mondo”.

Vediamo di seguito una breve ed illustrativa descrizione delle tipologie di reti, secondo il matematico Massimo Franceschet,[4] docente di Network Science:

1. Modello lineare (piccolo mondo) / fatalismo.

2. Modello ramificato / libero arbitrio.

3. Modello circolare / autoreferenzialità.

 

 

1. Modello lineare (piccolo mondo).

Modello lineare (piccolo mondo).

Si tratta di una successione incessante, senza altre alternative di connessione. Corrisponde al concetto di “fatalismo” o destino e può essere visualizzato come un percorso, una successione di punti. Un modo per comprendere questo modello è la teoria del “piccolo mondo” conosciuta anche come la teoria dei sei gradi di separazione, dai ricercatori Travers e Milgran, pubblicata per la prima volta nel 1969 alla Stanford University.[5]

Lo psicologo americano Stanley Milgran proponeva l’ipotesi che una persona fosse collegata a qualsiasi altro individuo, pur vivendo in luoghi lontani. Per dimostrarlo, gli autori hanno identificato 296 volontari del Nebraska e Boston, che dovevano consegnare un messaggio ad una persona obbiettivo nel Massachusetts, utilizzando solo la loro rete di contatti. Dai partecipanti iniziali, 217 inviò la busta ad un amico e 64 a sua volta, inviarono il pacco direttamente al destinatario.

L’analisi statistica dell’esperimento espose la frequenza bimodale del numero di passaggi, a causa della diversa strategia dei soggetti rispetto al punto di partenza. I soggetti che hanno utilizzato i contatti di lavoro per il raggiungimento dell’obiettivo sono riusciti a concentrarsi mediamente da quattro a sei passi, mentre quelli che hanno privilegiato la prossimità geografica hanno ottenuto in media da sei a un passo. Pertanto, considerando l’ipotesi con il maggior numero di gradini, nasce il famoso mito dei “sei gradi di separazione”.[6]

Successivamente, nel 2011, l’Università degli Studi di Milano in collaborazione con Facebook conduce un esperimento simile per testare la validità della teoria del “piccolo mondo”, considerando la potenzialità di connettività interpersonale del mondo digitale grazie ai social network. La nuova ricerca utilizzò un campione molto più ampio: 721 milioni di utenti Facebook, che al momento rappresentavano più di un decimo della popolazione mondiale.

Il numero medio di conoscenze o passaggi che separano due persone nel mondo ad oggi, non è più sei, ma 4.74 gradi di separazioni.

I risultati di questo nuovo esperimento sono stati pubblicati sul sito ufficiale di Facebook e hanno riferito che il numero medio di conoscenze o passaggi che separano due persone nel mondo ad oggi, non è più sei, ma 4.74 gradi di separazioni.[7]

Un esempio di queste reti lineari in criminologia economica potrebbe essere le reti di pagamento sotto il sistema “Hawala”, utilizzate principalmente dai terroristi per trasferire denaro e finanziare le loro operazioni.

L’Hawala consiste nel trasferimento informale di somme di denaro, generalmente piccole, senza passare tramite istituzioni finanziarie, usufruendo una basta rete di contatti o imprese familiari che eseguono lo scambio economico.

Gli “hawaladars” fornitori di questo servizio, sono nodi che comunicano linearmente con chi invia e chi riceve il denaro. Questo incarico si basa sulla fiducia, quindi sono considerati “uomini d’onore” all’interno delle reti terroristiche, poiché rispettano il loro impegno nell’invio o nella consegna del valore, senza lasciare traccia.

 

2. Modello ramificato.

Modello ramificato

Questo modello di rete ramificata può essere rappresentato dall’albero da cui derivano nuovi rami. In queste reti, converge in un nodo iniziale da cui sono prolificate oltre nuove connessioni costantemente. Le strutture piramidali gerarchiche di alcune organizzazioni corrispondono a questo modello. Tuttavia, bisogna tener conto che il nodo iniziale non è sempre quello di maggior peso, forza e potenza nella struttura.

Quando si trova una struttura che a prima vista mostra dei grafi ramificati, sarà importante riflettere sulla capacità di azione del nodo e se la rete è in grado di continuare le sue operazioni in assenza di quel nodo. Questa ipotesi serve a comprendere meglio la struttura e gli attori determinanti, in base al peso, alla forza e potere di essi, nell’organizzazione.

Vale dire che neanche le variabili come peso, forza e potenza sono statiche. Entrando nel campo dell’interpretazione della logica temporale,[8] utilizzata nei sistemi di regole, dove il tempo è presente, si osserva che quest’ultimo interviene nella dinamica dello scambio, e nei rapporti economici degli integranti della rete. Se pensiamo, ad esempio a concetti come “opportunità” o “costo di opportunità”, è chiaro che ci sono delle opzioni all’interno della rete che, se non si concretizzano in un momento specifico, sebbene abbiano un valore implicito più alto, successivamente non possono realizzarsi perché hanno perso il suo momentum.

La logica temporale parte dal presupposto delle connessioni temporanee stabilite in base alle decisioni dei nodi. Queste decisioni possono variare, aumentando la complessità e l’incertezza in uno scenario in cui nulla è statico. Per esemplificare le reti di modello ramificato, si può pensare ad organizzazioni come il Cartello di Sinaloa in Messico, un’organizzazione con una vasta rete di contati diffusa oltre tre continenti.

In un nostro articolo precedente[9] si spiega perché il “Chapo Guzmán” non sarebbe l’autentico “boss” al comando del Cartello di Sinaloa, considerando, tra le altre cose, che l’organizzazione non ha diminuito la sua capacità operativa / business continuity dopo la reclusione del Chapo negli Stati Uniti.

(Puoi leggere di più su: https://ethicalentis.com/el-chapo-guzman-no-seria-el-autentico-capo-al-comando-del-cartel-de-sinaloa/)

Criminologia Economica e Dinamiche di Rete

Fonte lmneuquen.com

Nel caso di specie, c’è né la possibilità di una leadership messa in ombra volontariamente, da colui che guida l’organizzazione fin dal suo inizio (più di 40 anni fa), e che ancora la dirige, Ismael il “Mayo” Zambada. Parallelamente al Cartello di Sinaloa, il “Mayo” Zambada è proprietario di innumerevole aziende legittime in Messico, molte delle quali hanno contrattazioni in corso con il governo per fornire beni e servizi alla pubblica amministrazione.

Osservando la dinamica dell’organizzazione, le fonti di analisi giornalistiche e altre ricerche sul business del traffico di droga, si può concludere che il “Chapo Guzmán” serviva da nodo centrale nella rete, ma non si trovava nel vertice della organizzazione. Il Chapo era un punto di connessione vitale per l’esecuzione delle operazioni, un intermediario di livello medio, con connessione di primo grado tra i macro fornitori o mega grossisti, i fornitori medi ed i distributori al dettaglio; e con un secondo grado di connessione con assolutamente l’intera rete.

Gli intermediari di medio livello sono fondamentali negli affari della droga, in questo punto è dove si stabilisce il prezzo di mercato per le diverse sostanze illecite e si ricava il maggior profitto economico, come risultato del salto tra il prezzo di produzione, e il prezzo al dettaglio.

 

3. Modello circolare.

Modello circolare.

Senza dubbio, questo è un modello di rete molto curioso. È rappresentato dalla circolarità, un percorso che risale all’origine, una struttura reticolare ricorsiva che può essere ripetuta all’infinito come nelle forme frattali. Queste reti autoreferenziali s’incontrano abbondantemente in natura, dove le forme si ripetono su scale diverse, laddove il particolare o il singolare conserva le caratteristiche del generale o della pluralità.

Le organizzazioni il cui modello di business si sostiene sulla replica dello stesso processo di produzione e dello stesso modello di servizio al cliente, come i franchising, sono reti di modelli circolari. Ed anche i sistemi o processi di controllo interno nelle aziende tendono ad adoperare sul modello circolare ricorsivo, ad esempio con l’audit interno, l’audit esterno e l’audit di supervisore o l’ispezione dell’ente di vigilanza.

Il controllo ricorsivo è stato progettato così con l’obiettivo di favorire la tempestiva rilevazione di anomalie.

Il controllo ricorsivo è stato progettato così con l’obiettivo di favorire la tempestiva rilevazione di anomalie, guasti, errori, inadempimenti o violazioni normative. Tuttavia, è stato dimostrato che questa strategia non raggiunge livelli elevati di efficacia, efficienza ed effettività, giacché oltre a comportare costi eccessivi, trascura numerosi punti ciechi concentrandosi sempre sugli stessi nodi dell’organizzazione.

Il modello di controllo ricorsivo è pertanto vano, soprattutto quando la struttura organizzativa controllata non corrisponde ad un modello di gestione circolare.

Il modello di autoreferenzialità è stato utilizzato nello sviluppo dell’algoritmo PagerRank[10] di Google Search attraverso il quale vengono classificati i risultati di ricerca, determinando l’importanza o la rilevanza di una pagina web, in base al numero di link da altre pagine che puntano ad essa, il valore di quelli pagine iniziali ed altri criteri di Google.

PageRank è un marchio registrato, creato e sviluppato da Google nel 1999 per proteggere una famiglia di algoritmi utilizzati per assegnare numericamente la rilevanza dei documenti o siti web indicizzati dal motore di ricerca.

L’equazione che rappresenta l’autoreferenzialità, alla base dell’algoritmo PageRank è: λc = Ac

Questa potrebbe descriversi con la seguente dichiarazione: Un attore è importante se è circondato da altri attori importanti. Si può notare una centralità in questa interazione ricorsiva, questo algoritmo definisce qualcosa basato su se stesso e sui suoi simili. Un esempio potrebbe essere affermare che un atleta è forte, se gareggia con altri atleti forti, o affermare che un criminale è importante, se è circondato da altri criminali importanti. «Un uomo si giudica dalle persone che frequenta».

Una variante di questa equazione che non misura la centralità o l’importanza del nodo, ma la potenza o potere è la seguente: c = A  

Questa equazione si potrebbe comprendere come: Un attore è potente se è circondato da attori debole. Nell’ecosistema economico, il potere è legato alla capacità di azione, decisione e negoziazione che deriva dalle informazioni possedute e dal controllo sulle risorse.

È curioso che nelle organizzazioni criminali, come il Cartello di Sinaloa di cui abbiamo già parlato, questo schema di rete tende ad apparire. Gli attori o nodi iperconnessi (ad esempio il Chapo Guzmán) in realtà non sono attori potenti, mentre i potenti (come il Mayo Zambada) superficialmente sembrano essere irrilevanti per via delle limitate connessioni.

 

L’importanza dell’attore. Come misurare la centralità di un nodo?

 

Secondo Massimo Franceschet,[11] una parte sostanziale della ricerca sulle reti in sociometria è stata legata all’osservazione della centralità, determinare chi sono gli attori più importanti. Gli attori più centrali sono generalmente le persone socialmente più influenti e carismatiche, senza di quali la rete perderebbe una parte significativa del suo valore sociale.

Esistono varie definizioni del termine importanza e quindi varie misure di centralità. Tuttavia, la centralità o l’importanza nella sociometria si riferisce solo alla struttura o topologia della rete. Ad esempio, in un social network di amici come Facebook, sulla misura di centralità, non si riesce a sapere quanto è ricca una persona o quanto sia intelligente, perché questa informazione non fa parte del social network. Mentre, il numero di amici di una persona si che può essere utilizzato come misura di centralità poiché questa informazione è dedotta dalla struttura della rete.

La centralità per grado è probabilmente la misura di centralità più semplice e più utilizzata. Ciò corrisponde al grado di connessione di un nodo e il numero di nodi adiacenti. In Facebook, ad esempio, la centralità per grado è il numero di amici di una persona.

In Twitter la centralità per grado entrante è il numero di followers di un utente.

Se il social network è diretto, si distingue tra centralità per grado uscente (outbound), che corrisponde al numero di successori di un nodo, e centralità per grado entrante (inbound), che corrisponde al numero di predecessori di un nodo. Ad esempio, in Twitter la centralità per grado entrante è il numero di followers di un utente, mentre la centralità per grado uscente è il numero di utenti seguiti da una persona.

La più importante sarà la prima, poiché un utente può seguire chi vuole a sua discrezione, mentre altri decidono di seguire o meno qualcuno, a seconda dell’interesse che suscitano con i loro messaggi.

Il principale svantaggio delle centralità nel nodo a partire del grado di connessione, è che presuppone che tutti gli attori della rete abbiano lo stesso peso. Invece è chiaro che, ad esempio, avere amici importanti fa la differenza rispetto ad avere amici di poco peso. Su Facebook un utente è importante secondo questa definizione se ha amici per lui importanti, non necessariamente tanti, questa è la centralità dal proprio vettore.

Esistono altri metodi importanti per determinare la centralità di un nodo basati sul concetto di percorso più breve o clustering. La centralità può essere definita in base alla distanza tra due nodi (o gradini), dove la lunghezza di un percorso più breve aggiunge centralità ad esso.

Simile alla precedente è la centralità della vicinanza che misura la distanza media di un nodo da tutti gli altri nodi del grafico. I nodi che non sono lontani da altri nodi, hanno il vantaggio di ricevere rapidamente le informazioni che circolano nella rete, e allo stesso tempo far arrivare rapidamente le proprie informazioni agli altri attori.

La centralità dell’intermediazione, misura il numero di percorsi minimi di quel nodo, contenute nel grafico. Un nodo che si trova contemporaneamente in tante rotte minime tra altri nodi, acquista centralità, esercitando il controllo sullo scambio delle informazioni tra gli altri nodi. Di questo modo diventa un intermediario centrale tra gli altri attori, come accade con gli intermediari di medio livello negli affari del traffico de droga, che servono addirittura da “stanza di compensazione”, sostenendo ed equilibrando gli scambi economici di questo mercato illecito.

Osservare le dinamiche di rete degli attori nei gruppi criminali, così come le loro interazioni economiche, il flusso di denaro, e tanto altro consente una migliore approssimazione allo scenario situazionale e la dimensione reale delle operazioni, chi sono gli attori coinvolti e quali di loro sono i nodi veramente necessari, senza di chi alcuni compiti non potrebbero eseguirsi correttamente. Sono queste le relazioni che danno origine alle grandi reti transnazionali della criminalità organizzata.